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CAMBIAMENTO CLIMATICO E SVILUPPO SOSTENIBILE

Nel corso di un convegno svoltosi quest’anno a Hindelang in Germania, CIPRA Internazionale si è posta un interrogativo affascinante e non privo di ricadute concrete. Qual’è l’entità del cambiamento climatico nelle Alpi, quali le conseguenze sull’arco alpino, quali gli effetti sulle politiche di previsione e prevenzione del rischio naturale e quali le conseguenze prevedibili in campo turistico?

I dati con cui misurarsi sul fronte settentrionale delle Alpi sono l’innalzamento della temperatura media di 1,2-2,0 gradi e un aumento delle piovosità pari a circa il 10%. Il versante meridionale registra invece un aumento della temperatura discostante sintetizzabile in 1,5 gradi, e una diminuzione della piovosità pari a circa il 8% della precipitazione complessiva.
Questo dato va considerato in relazione a un aumento medio complessivo della temperatura a livello planetario di 0,8 gradi. In Germania l’andamento degli eventi di entità catastrofica è aumentato significativamente, mentre in Trentino, ad esempio, gli eventi meteorologici per significativi appaiono in crescita, ma privi di emergenze capaci di dare rilievo al fenomeno. Tali riscontri si contestualizzano nelle analisi e nelle previsioni complessive: in Europa i Paesi settentrionali vanno verso il raffreddamento, mentre i paesi meridionali vanno verso una tropicalizzazione; la fascia intermedia, quella alpina, è sul confine tra questi due cambiamenti contrastanti, e difatti qui si registrano dati tra loro contrastanti: nel versante nord la temperatura è salita, la piovosità è aumentata e le precipitazioni si concentrano in eventi di maggiore intensità, manifestando maggiore capacità distruttiva.
L’innalzamento dello zero termico ha aperto un importante dibattito sulla prospettiva del turismo invernale basato solo sulla neve, investimenti per ora sorretti dall’innevamento artificiale. Il ghiacciaio dello Zugspitze, la montagna più alta della Germania, oggi non esiste praticamente più. Prendendo i dati del Trentino come significativi del versante sud delle Alpi la temperatura è salita mediamente di 1,5 gradi a fronte di dati misurati nelle differenti stazioni tra loro contrastanti, la piovosità è diminuita di circa 9% e la distribuzione degli eventi pur registrando un aumento di quelli più intensi non registra cambiamenti significativi.
In Germania la necessità di governare il territorio con nuove strategie è ampiamente condivisa dalla popolazione. Ovviamente il dibattito è aperto e si confrontano differenti visioni strategiche, in ogni caso la Baviera ha messo in atto politiche di prevenzione delle catastrofi naturali più decise che in passato e le stazioni turistiche a più bassa quota hanno avviato a macchia di leopardo riconversioni delle attività turistiche tradizionali orientate ad affrontare il nuovo clima delle Alpi.
Il messaggio che scaturisce dal convegno CIPRA è che in ogni caso le politiche di prevenzione devono rientrare nella ordinarietà degli strumenti di gestione del territorio, che i fenomeni insediativi devono considerare l’evoluzione del mutamento climatico e che in molte situazioni sono indispensabili azioni attive di riduzione del danno. Ma se sul fronte dei danni da catastrofi naturali il versante italiano delle Alpi non presenta fenomeni particolari, o fuori controllo, per gli aspetti dello sviluppo economico turistico il silenzio delle iniziative italiane appare assordante.
Le stazioni turistiche di bassa quota sono ciclicamente soggette ad annate senza neve, quindi con investimenti fatti e ritorni assenti, ma se fino ad oggi almeno ogni tre anni una stagione invernale è buona, in prospettiva la cadenza di periodicità delle stagioni con segno negativo è destinato ad aumentare. Inoltre, sul fronte energetico le conseguenze non tarderanno a farsi sentire. Già oggi, seppur in assenza di episodi eclatanti, gli eventi di maggiore intensità sono aumentati, sono gli episodi in cui le portate fluviali superano le capacità di captazione, la piovosità media complessiva registra una riduzione ed è quindi ragionevole prevedere una riduzione della produzione di energia idroelettrica da grandi derivazioni stimata in 10% dell’attuale capacità annua, dando in ogni caso per scontato che i maggiori deflussi minimi vitali indispensabili per recuperare una situazione di generalizzato degrado di tutti i corsi d’acqua possa compensarsi con l’incremento della produzione legata alla miglioria degli impianti di produzione.
Il confronto dei dati e delle politiche di gestione del territorio tra le varie Regioni alpine permette di avere una visione più attenta e articolata di questi fenomeni offendo occasioni di riflessione per maturare risposte e scelte che in futuro saremo costretti a prendere.

 

di Fulvio Forrer Giugno 2006

Fonte:  http://www.ambientetrentino.it/evidenze/documento.php?id=144

 

 


  

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