L’orienteering
La corsa di orientamento, o “sport dei boschi”, è nata nei paesi nordici agli inizi del XX secolo.
Il grande interesse per questa grande disciplina sportiva portò nel 1961 alla fondazione della Federazione internazionale di orienteering, cui aderirono dieci nazioni europee. In Italia l’orientamento fece la sua comparsa nel 1974 e nel 1978 si costituì il Comitato italiano corsa orientamento. Oggi l’orientamento è riconosciuto dal Coni come disciplina associata alla Federazione italiana di atletica leggera.
La gara di corsa di orientamento è una prova a cronometro che deve svolgersi possibilmente su un terreno vario, in cui il concorrente, dotato di carta topografica e bussola, deve raggiungere il traguardo passando attraverso una serie di punti di controllo. Strumento essenziale è dunque la carta topografica, sulla quale è tracciato il percorso da seguire, segnato con il colore rosso. La partenza è indicata sulla carta da un triangolo, l’arrivo da due cerchi concentrici. Lungo il percorso ci sono dei punti di controllo, materialmente presenti sul terreno e costituiti da segnali a tre facce chiamati lanterne: sono numerati progressivamente e sulla carta sono indicati con un cerchietto. Unita alla lanterna, che porta un codice di riconoscimento, vi è una punzonatrice con la quale il concorrente punzona il cartellino testimone nella casella corrispondente al punto di controllo.
La cartina, il più importante mezzo di orientamento
I principali mezzi di orientamento sono la cartina e la bussola. La cartina è da considerare di gran lunga come il mezzo più importante: senza di essa non si può neppure parlare di orientamento nel vero senso della parola. La carta è una rappresentazione grafica molto dettagliata del terreno. Si realizza usando precisi simboli grafici (segni convenzionali) ideati per rappresentare la realtà in un modo convenuto. A ogni oggetto o forma particolare del terreno è stato dato un preciso simbolo o un modo di rappresentazione che ne rende possibile il disegno e il riconoscimento sul terreno.
Le carte di orientamento vengono disegnate usando la tipologia della Federazione internazionale di orienteering: in questo modo, dovunque nel mondo, le carte di presentazione con caratteristiche di lettura uguali. Sono stati scelti simboli di immediata assimilazione e memorizzazione, disegnati in diversi colori. A ogni colore sono associate le caratteristiche degli oggetti rappresentati.
La scala riportata sulla cartina esprime la riduzione, cioè quanto più piccola la distanza misurata sulla cartina rispetto a quella misurata sul terreno. La scala della cartina è indicata con una proporzione (scala numerale 1:15.000) o con una retta (scala di lunghezza 1 cm=150m).
La scala numerale 1:15.000 indica che la distanza misurata sulla cartina è 15.000 volte più grande sul terreno (15.000 cm, cioè 150m). Così un mm sulla cartina corrisponde a 15 m sul terreno e 2 cm sulla cartina a 300 m sul terreno. La scala 1:15.000 si può trasformare in un modo più pratico e più facile da intendere, levando dal numero 15.000 gli ultimi due zero: il numero 150 viene a indicare la misura corrispondente sul terreno al centimetro rilevato sulla cartina. La scala 1:15.000 si può dunque capire nella pratica come centimetro sulla cartina a cui corrispondono 150 m sul terreno. La cartine di orientamento sono generalmente in scala 1:15.000. Nelle cartine didattiche e di addestramento la scala può essere diversa, per esempio 1:10.000 o 1:5.000.
La scala di lunghezza è una retta divisa in parti cui corrisponde, espressa da numeri, la lunghezza sul terreno. Parecchie bussole sono munite, oltre che dalla scala centimetrica, anche di una scala di lunghezza, per mezzo della quale si può misurare il percorso sulla cartina.
Le cartine di orientamento
A scopo di orientamento si usano oggi cartine speciali sempre più accurate, chiamate cartine di orientamento. Si preparano a partire da carte di base o carte speciali. Solo le moderne cartine di orientamento assicurano che determinate zone boschive si possano usare adeguatamente per l’orientamento. Una buona cartina e il bosco costituiscono insieme il luogo di una gara di orientamento. Per l’insegnamento iniziale dell’orientamento si possono usare anche altre zone. E’ dunque possibile realizzare cartine didattiche intorno a scuole, centri sportivi e insediamenti, anche se esse comprendono poco o nulla del vero e proprio terreno di bosco.
Tipo Scala Colori
Cartine didattiche 1-4
- pianta della classe 1:200 - 1:50
- pianta del cortile 1:2000 - 1:500
- cartina del quartiere 1:5000 - 1:1000
- cartina delle vicinanze 1:10.000 - 1:4000
Cartine di allenamento 1: 20.000 - 1:5000 4-6
Cartine di gara 4-6
- orientamento 1:10.000 - 1:15.000
- sci-orientamento 1:50.000 - 1:25.000
Per semplificare ulteriormente riportiamo alcune misure delle cartine in scala metrica.
Scala 1:10 10 cm = 1 m scala 1:15.000 10 cm = 150 m
Scala 1:50 2 cm = 1 m scala 1:25.000 10 cm = 250 m
Scala 1:100 1 cm = 1 m scala 1:50.000 10 cm = 500 m
Scala 1: 1000 1 cm = 10 m scala 1:200.000 10 cm = 2 km
Scala 1: 5000 10 cm = 50 m scala 1: 1.000.000 10 cm = 10 km
Scala 1:10.000 10 cm = 100 m
Le cartine didattiche
Le cartine didattiche vengono impiegate a scopo di insegnamento, specialmente nelle scuole, dove l’uso della cartina può servire, oltre che per l’introduzione all’orientamento, anche per altre materie.
La pianta della classe è la cartina più semplice. E’ il disegno base del locale della classe che ognuno può eseguire utilizzando gli appropriati segni convenzionali. Le cartine di quartiere si eseguono in primo luogo nei dintorni degli abitati, scuole e centri sportivi. I segni sono in gran parte gli stessi delle cartine di gara, ma per alcuni particolari si usano segni speciali. Essi sono talmente piccoli (per esempio, il cestino dei rifiuti) che non si segnano sulle cartine di gara.
Di seguito vi proponiamo due esercizi per imparare a orientare la carta: il primo da svolgere in classe, il secondo nel cortile della scuola.
Esercizio 1
Materiali: mappa della classe., lanternine adesive, penne rosse.
Preparazione: presentare la mappa della classe, identificare i particolari; segnare il bordo della mappa che è a nord con il rosso; appendere sulla parete nord della stanza un cartellone con scritto: nord. Collocare 10 –12 mini lanterne, con codice a lettere, su diversi particolari ( senza nasconderle); disegnare sulla carta con cerchietti in rosso la posizione delle mini lanterne, disegnare anche il triangolo (partenza) e due cerchietti concentrici (arrivo). Insegnare a orientare la carta così che ci sia corrispondenza e il nord della carta sia sempre rivolto verso il nord della stanza.
Si cronometra il tempo in cui si riesce a trovare ogni lanterna, di cui si trascrive il codice. Per ogni lanterna trovata si ottengono dieci punti.
Questo esercizio si esegue facendo entrare nella stanza “di gara” uno o due allievi per volta mentre gli altri attendono in un’altra stanza.
Durante l’esercizio gli insegnanti controlleranno che gli alunni tengano la carta orientata. Da sottolineare che in questo esercizio i punti di controllo sono visitati senza ordine stabilito, entro un tempo limite.
Esercizio 2
Materiali: piantina del cortile della scuola, lanternine adesive, penne rosse.
Preparazione: segnare sulla carta del cortile della scuola una linea rossa dalla partenza (triangolo) all’arrivo (due cerchi concentrici): segnare sulla piantina dei trattini perpendicolari alla linea rossa e collocare in quei punti le lanterne con codici a lettere.
L’alunno dovrà cercare di seguire sul terreno il percorso indicato sulla carta dalla linea rossa, trovando le lanterne in corrispondenza dei trattini; dovrà dunque scrivere in giusta sequenza i codici sul cartellino (o sulla cartina).
Le cartine di gara
Le cartine di gara in scala 1:15.000 o 1:10.000si realizzano sulla base di terreni boschivi in cui per muoversi è richiesta una notevole tecnica di orientamento. Nelle gare di sci-orientamento si usa una cartina particolare, che può differenziarsi dalle altre in relazione ai segni convenzionali necessari e alla scala.
Come si realizza una cartina di orientamento
Le vere e proprie cartine di orientamento vengono realizzate partendo da una foto aerea scattata da un’altezza adeguata. Con una speciale strumentazione si ottiene la cosiddetta restituzione stereofotogrammetrica che porta alla elaborazione di una carta base. Questa è una rappresentazione grafica delle forme del terreno arricchita di alcuni particolari, per lo più vie di comunicazione e acque. La carta base serve al cartografo per la rilevazione definitiva che verrà fatta battendo con metodo tutta la zona e segnando tutti i minimi dettagli e le forme particolari del terreno.
Non sempre è possibile disporre di una carta di base ottenuta per restituzione stereofotogrammetrica. Carte didattiche o di allenamento possono essere elaborate anche da carte tematiche comunali, provinciali e regionali.
I segni convenzionali
Sulla cartina sono raffigurati i più importanti segni convenzionali di una cartina di orientamento e di base. Essi sono disegnati in odo da essere interpretati nel miglior modo possibile. La maggior parte di essi si può interpretare anche senza fare uso della leggenda.
Colori. Per facilitare la lettura della cartina si usano diversi colori. Il bosco si segna con il bianco, poiché in tal modo la carta risulta più chiara e leggibile. Il nero si usa per le costruzioni, per esempio vie di comunicazione, abitati e linee, ma anche per rappresentazioni appartenenti al terreno naturale, per esempio balze di roccia, grandi sassi e roccia nuda. Con l’azzurro si rappresentano i punti del terreno che sono in rapporto con l’acqua, per esempio laghi, fiumi ruscelli, fossati, paludi. Con il marrone si rappresentano le forme del terreno, mediante le curve di livello. Terreni aperti o semiaperti si rappresentano con il giallo (campi e prati). Le condizioni di velocità del terreno si rappresentano con il verde: si tratta di zone che ritardano chiaramente l’andatura della corsa.
Forme della superficie terrestre. Leggere sulla cartina le rappresentazioni delle forme della superficie terrestre richiede un po’ di familiarità e di esercizio. In una cartina di base o di orientamento le forme del terreno si rappresentano con le curve di livello. La curva di livello passa per quei punti che sono alla stessa altitudine rispetto a un punto di riferimento, per esempio il livello del mare. L’equidistanza delle curve di livello, nelle più comuni cartine di orientamento, è di 5 m. Le curve che corrispondono a metà equidistanza si dicono curve di sostegno.
Le curve di livello sono tanto più vicine fra loro quanto più il pendio è ripido. In pendio a leggera pendenza le curve sono distanti tra loro.
Il numero aggiunto alle curve di livello indica l’altitudine in metri dal livello del mare. Per mezzo delle curve di livello si possono leggere sulla cartina, oltre alle forme del terreno, anche le differenze di altitudine del terreno.
La bussola
Il più importante mezzo di orientamento è la cartina, ma anche la bussola ha la sua utilità, perché rende sicuro l’orientamento. Negli esercizi introduttivi sul terreno si usa la bussola per orientare la cartina con l’aiuto dell’ago magnetico, mentre l’avanzamento si basa ancora sulla lettura della cartina.
L’ago magnetico. L’uso della bussola come mezzo di orientamento si basa sull’ago che indica la direzione magnetica del nord. L’ago è posto in un astuccio riempito di un liquido (scoperta finlandese) che avvolge la sottile punta speciale. La testina rossa dell’ago indica la direzione nord.
La bussola per corsa di orientamento. Il disegno qui a fianco riproduce un modello di bussola per corsa di orientamento nelle sue diverse componenti. Oltre alle normali bussole da gara esistono in commercio modelli molto sofisticati con contapassi, lente di ingrandimento e trasformatori di scala. Inoltre vengono prodotti speciali modelli economici per scolari e scout.
Le bussole si possono acquistare presso i negozi di ottica e presso i più riforniti negozi di articoli sportivi. Le bussole più conosciute sono quelle scandinave, la finlandese Suunto e la svedese Silva.
I punti cardinali. Il disegno a fianco mostra i punti cardinali (Nord, Est, Sud, Ovest) e i punti intermedi. Sono evidenti anche gli angoli di direzione corrispondenti a questi punti.
Quando ci si orienta, bisogna trarre vantaggio dal fatto di conoscere i punti cardinali. In proposito può essere utile anche il vecchio detto: il sole alle 12 è sempre a sud, dunque in direzione 30.
Come ci si orienta
Per orientamento si intende dunque l’avanzamento sul terreno da un punto all’altro con l’aiuto di cartina e bussola.
Prima di partire bisogna eseguire alcuni preliminari: leggere la cartina, decidere il percorso tra le diverse alternative e, nel caso, prendere la direzione con la bussola ed eventualmente anche appoggiarsi al contapassi applicato alla bussola stessa. E’ dunque essenziale saper usare con disinvoltura la cartina. Per ottenere questo risultato, prima di orientarsi “sul terreno”, bisognerà dunque leggere ed esaminare numerose cartine e fare diversi esercizi (prove dei segni convenzionali, trasformazioni di scala, valutazione di percorsi, misurazione su cartina).
Una volta che si è padroni della cartina, dei suoi segni, colori, scale, ecc., ci si può spostare e imparare le tecniche di base sul terreno e allo stesso tempo eseguire facili esercizi.
Orientamento della cartina
L’orientamento della cartina è molto importante. Per orientamento della cartina si intende quell’operazione che ci consente di far coincidere il nord della cartina con il nord del terreno. Questa operazione si esegue nel bosco (o sul terreno in cui si sta praticando l’orientamento), sia leggendo la cartina attraverso l’osservazione del terreno, sia, in modo più semplice, guardando la direzione dell’ago della bussola. Determinare dov’è il nord della cartina è utile per orientare la carta rispetto al terreno (in genere è indicato da una N o dalla direzione di una freccia disegna sulla carta):; la direzione nord sul terreno è invece indicata dalla bussola.
Quando avanziamo sul terreno con la cartina orientata incontriamo i punti del terreno nello stesso ordine e nella stessa direzione di come sono sulla cartina. Questo ci aiuta a realizzare una lettura veloce e senza errore e ci permette di capire e stiamo seguendo la direzione corretta. Quando dobbiamo girarci o cambiare direzione di marcia, dobbiamo girare la cartina rispetto a noi stessi, affinché essa si mantenga rispetto al terreno nella giusta posizione, cioè orientata.
Il suunnastus, come dicono i finlandesi, cioè la lettura della cartina nella direzione di marcia, è la base della tecnica di lettura di orientamento: è dunque necessario tenere la carta sempre ben orientata mentre si procede. Vediamo in che cosa consiste la “lettura” della cartina.
La lettura della cartina
La lettura della cartina è il più importante e massimo sforzo psichico che l’orientamento richiede, ma nello stesso tempo è la parte più interessante. In orientamento, per lettura della cartina s’intende il confronto tra la cartina e il terreno al fine di determinare la propria posizione o quella più lontana di oggetti del terreno che sono segnati sulla cartina. I modi di leggere la cartina possono essere diversi, ma due sono i principali.
Lettura a pollice. Essa mira a determinare la posizione. Il pollice viene tenuto costantemente sopra la cartina e lo si muove sulla linea di avanzamento secondo gli oggetti superati sul terreno. Questo tipo di lettura serve per localizzare un oggetto già al primo colpo d’occhio sulla cartina. Mentre si localizza la propria posizione, è importante che si mantenga orientata la cartina per facilitare il confronto con il terreno.
Lettura complessiva. Non sempre è necessario localizzare continuamente la propria posizione, ma è più veloce talvolta scegliere qualche oggetto chiaramente riconoscibile sul terreno e basarsi su esso per mantenersi esattamente sul percorso. Nella lettura complessiva bisogna comunque essere prudenti; può esserci, per esempio, un errore di identificazione in cui vengono confusi due oggetti del terreno che si assomigliano. E’ meglio dare alla cartina un’occhiata di troppo che una di meno.
La scelta del percorso
Scelta di percorso vuol dire interpretare la cartina basandosi sull’intuito e sull’esperienza. Per mezzo della cartina si cerca di valutare il percorso più vantaggioso verso la meta successiva. Nella scelta di un percorso bisogna decidere, per esempio, se prendere la via diretta, quella aggirante oppure quella costituita da chiari punti fissi; che cosa bisogna eludere; valutare dove esistano condizioni di veloce avanzamento. Tutto ciò avendo sempre ben presenti le proprie capacità. Nell’individuare percorsi di pari valore, c’è da dare la precedenza al fattore sicurezza (ritrovare la lanterna indicante il punto, mantenersi sul percorso scelto) e considerare solo in un secondo tempo la velocità.
Nella valutazione del percorso da scegliere bisogna prendere in considerazione i seguenti fattori:
° ostacoli del terreno che rallentano l’avanzamento in parte o del tutto. Possono essere laghi, fiumi o paludi non attraversabili e rocce;
° zone pericolose e vietate, che sono assolutamente da aggirare secondo le norme generali dell’orientamento, le direttive di gara o i segni convenzionali della cartina; le coltivazioni sono assolutamente da evitare; i campi arati o i campi in cui si è già raccolto si possono attraversare; i cortili sono da evitare;
° punti del terreno che si usano durante lo spostamento come mete intermedie;
° sentieri naturali del terreno, vie di comunicazione e sentieri. Bisogna riuscire a valutare la propria forma e decidere di conseguenza il percorso da seguire;
° distanza tra lanterna e lanterna, perché un lungo intervallo contiene in generale più possibilità di scelta di percorso. Quanto più lungo è l’intervallo, tanto più è importante fare la giusta scelta di percorso.
Escursionismo con cartina
I primi esercizi sul terreno vanno effettuati nella forma dell’escursionismo con cartina. Bisogna dunque camminare su un percorso sufficientemente lungo leggendo la cartina e ricercando punti chiari. Cercare di tenere la cartina sempre ben orientata secondo il terreno. Determinare la propria posizione sulla cartina quando si arriva a un chiaro punto del terreno. Se necessario, usare la bussola per osservare la direzione nord. In posti aperti o dal culmine delle colline si può controllare il terreno che si ha davanti e cercare sulla cartina i punti che si vedono da lì. Oltre alla lettura della cartina, si può nello stesso tempo imparare a valutare le distanze.
Allenandosi sufficientemente attraverso facili punti, su percorsi preparati, c si può in seguito spostare e cercare anche punti del terreno più piccoli e più difficilmente individuabili. In questo caso, può essere necessaria anche una precisa direzione con bussola, perché certi punti non si possono trovare leggendo solamente la cartina.
Uso della bussola
Orientare la carta con la bussola. La carta deve sempre essere orientata perché la lettura nella direzione di marcia è la base delle tecnica di lettura in orientamento. Tutte le carte hanno un simbolo, che può essere una N o una freccia, per indicare il nord della carta. Quando il nord della carta e nord magnetico coincidono, la carta è orientata.
Come si fa a far coincidere le due direzioni? Posiamo la bussola sulla carta e giriamo bussola e carta come corpo unico finché la direzione dell’ago magnetico (punta rossa!) sarà parallela a quella del nord della carta: a questo punto la carta sarà orientata e quanto è segnato in cartina si potrà vedere nella stessa posizione davanti a noi.
Prendere la direzione di marcia con la bussola. Si possono utilizzare due metodi. Quello più vantaggioso è il seguente:
° facciamo coincidere il lato lungo della bussola con la direzione di avanzamento. Per far questo basta sovrapporre il lato della bussola alla linea che unisce due punti di controllo o alla linea ideale che unisce due punti di riferimento intermedi;
° orientiamo la carta tenendo ben ferma la bussola sulla carta stessa;
° la freccia direzionale della bussola indicherà la direzione della meta.
Il secondo metodo prevede un passaggio in più:
° posiamo la bussola nella direzione di marcia sulla linea che unisce il punto 1 con il punto 2;
° ruotiamo il quadrante della bussola finché i suoi meridiani saranno paralleli a quelli della carta;
° leviamo la bussola dalla carta;
° giriamo la bussola finché la punta rossa dell’ago magnetico verrà a coincidere con il nord del quadrante. A questo punto le frecce direzionali ci daranno la direzione della nostra meta.
Possibilità di errore nel prendere la direzione. Gli errori più comuni del principiante sono:
° bussola in senso sbagliato: la freccia direzionale indica il verso contrario. Ne consegue una direzione in senso contrario;
° astuccio girato in modo sbagliato: la freccia fissa dell’astuccio indica il sud della carta. Risulta nuovamente una direzione opposta. Entrambi gli errori si possono evitare valutando la direzione sul quadrante dell’orologio;
° la bussola viene mossa sulla cartina mentre si prende la direzione. Ne consegue una direzione imprecisa.
Orientamento con l’orologio
In mancanza di bussola, dovendosi orientare di giorno e di notte, si può usare l’orologio, che si tiene in orizzontale e si ruota finché la lancetta delle ore è in direzione del sole.
Tenendo fermo l’orologio, la direzione nord sarà data dall’ora che è la metà di quella segnata. Bisogna contare le ore da 0 a 24 e non tenere conto dell’ora legale.
Orientamento con la luna
Questo sistema di orientamento non si può utilizzare se c’è la luna nuova (invisibile). Quando la luna è al primo quarto (crescente) ha la “gobba” a ponente (ovest), quando è all’ultimo quarto (calante) ha la “gobba” a levante (est).
L’orientamento con la luna si avvale anche del metodo di orientamento con l’orologio:
° con luna piena si orienta la lancetta delle ore verso la luna, si divide per due e l’ora che risulta dà la direzione del sud. Aumentando di sei ore, otterremo la direzione del nord;
° con luna al primo quarto si orienta la lancetta delle ore verso la luna, si dividono le ore fra la direzione della luna e le ore 12: l’ora risultante indica l’ovest. Aumentando di tre ore avremo la direzione del nord;
° luna all’ultimo quarto: stesso metodo ma l’ora ottenuta indica l’est. Togliendo tre ore avremo la direzione del nord.
Misurare il percorso
Il percorso si misura sulla cartina usando la scala di lunghezza che si trova sul bordo della bussola, oppure stimando. Con l’esercizio si potrà stimare con sufficiente precisione.
Non è facile comunque stimare nel bosco il percorso fatto. Per questa ragione gli orientisti usano anche il contapassi. Più comunemente si cerca di sapere quanti doppi passi servono per fare un determinato tratto di percorso. Il numero di essi dipende in primo luogo dall’altezza dell’orientista, poi dall’andatura e dalla conformazione del terreno.
Su strada o sentiero si riesce a valutare con facilità il numero dei doppi passi su un tratto di 100 m, ma nel bosco è meglio usare un tratto più lungo, per esempio 1000m, che naturalmente viene misurato sulla cartina. Calcolato il numero dei doppi passi su 1000, si divide per 10 e si ottiene il numero dei doppi passi che occorrono per un tratto di 100 metri di quel terreno.
Quanto più frequenti sono le misurazioni, tanto più affidabile sarà il risultato ottenuto, come valore medio. Anche il miglioramento o il peggioramento della forma influisce sulla lunghezza del doppio passo. Prova la misurazione del doppio passo sia su sentiero sia sul terreno variabile segnando i risultati. Basandoti su essi, puoi comporre una tua tabella, come quella che segue.
Terreno Corsa Marcia
Sentiero 44 doppi passi 70 doppi passi
Bosco piatto 52 doppi passi 76 doppi passi
Bosco collinare 58 doppi passi 80 doppi passi
Palude 64 doppi passi 86 doppi passi
La gara di orientamento
Come tracciatore di una gara di orientamento si nomina di solito una persona esperta che ha avuto uno speciale addestramento. Egli ha il compito di preparare i percorsi di differente lunghezza e con diversi gradi di difficoltà a seconda delle categorie.
L’iscrizione alle gare si fa presso la sede della società organizzatrice. A conclusione delle iscrizioni si esegue il sorteggio dell’ordine di partenza. I concorrenti che gareggiano nella stessa categoria vengono fatti partire uno alla volta con almeno un minuto di distacco.
Al momento della partenza, ogni partecipante riceve la cartina della propria categoria. Da quel momento dovrà trovare i punti segnati con la sua tecnica di orientamento. Prima dell’inizio della gara, il tracciatore pone le lanterne sul terreno secondo quanto progettato (le lanterne devono essere chiaramente individuabili sulla cartina e sul terreno). Il punto di controllo sul terreno è costituito dalla cosiddetta lanterna con bandierina bianco-arancione o bianco-rossa, che generalmente si cerca di collocare in modo da essere vista solamente all’arrivo sul punto di controllo. Alla lanterna il concorrente deve punzonare il cartellino di gara a lui dato prima di partire. Al traguardo si controlla attraverso i marchi delle diverse punzonatrici se il concorrente ha frequentato tutti i punti del proprio percorso. Se manca anche un solo segno viene squalificato.
Vince il concorrente che nel tempo minore ha punzonato tutti i punti della sua categoria nell’ordine richiesto. Preparate le classifiche si fa la premiazione dei primi piazzati per ogni categoria.
La corsa lungo la corda
La corsa lungo la corda è un sistema adottato per introdurre alla corsa di orientamento in forma divertente, sicura e facile per i ragazzi che, data la loro giovane età, non hanno ancora completato lo sviluppo cognitivo e soprattutto quello dell’autonomia. I concorrenti si muovono lungo un percorso segnalato incontrando lanterne vere (segnate in cartina) e lanterne false (non segnate); essi dovranno punzonare solo in corrispondenza di quelle vere.
Eventuali errori comportano una penalizzazione di tempo che verrà aggiunta a quello impiegato per completare il percorso.
Una variante che rende un po’ più difficile la prova consistente nel collocare i posti di controllo esternamente al percorso segnalato. Sono sufficienti 50 m per obbligare i concorrenti a produrre uno sforzo orientisticamente più difficile.
Una ulteriore variazione nel grado di difficoltà può essere aggiunta segnalando il percorso sul terreno ma non sulla carta. Lo scopo di queste varianti è quello di affinare l’abilità orientistica e di far acquisire sicurezza e intraprendenza.
Simbologia per la stampa dei percorsi
Rappresentazione
Note
grafica
lato = 6mm
Partenza Una punta del triangolo
Verso il primo punto
Punto di controllo diametro 5 : 6 mm
____________________________________________________________________________
Arrivo diametro 5 e 6 mm
Linea di congiunzione grossezza tratto = 0,3 mm
inizio = trattino 3 X0,3 mm
Percorso obbligato segmenti da 3 mm
distanziati da 1,5 mm
Sbarramento croci da 3 mm
____________________________________________________________________________
Passaggio obbligato curvatura O 8
Lunghezza 4 mm
bordo esterno 0,3 mm
Zona proibita linee oblique a 45°
distanza 0,6:1,5 mm
Linea di partenza lato da 6 mm
Gli accessori dell’orientista
Le scarpe sono l’accessorio più importante. Buone calzature assicurano stabilità e sicurezza nell’appoggio, permettono una migliore spinta del piede sul terreno, consentono rapidi cambiamenti di ritmo, arresti e salti, movimenti molto frequenti quando si corre nel bosco.
Le caratteristiche di una buona scarpa sono:
° suola esterna in gomma molto resistente, leggera e flessibile. L’intersuola in EVA, usata da alcuni produttori, assicura queste caratteristiche;
° l’arco interno della scarpa deve essere rinforzato con un tassello in cuoio, poiché dovendo correre spesso a mezza costa lungo pendii ripidi, costituisce una parte delicata della scarpa che tende a lacerarsi per usura;
° la suola interna deve essere estraibile e lavabile;
° la tomaia esterna in plastica permette la facile pulizia della scarpa e assicura stabilità al piede.
La tutta di orientamento è in tessuto nylon 100%, fibre speciali che assicurano estrema leggerezza (200-250 g), traspirabilità e una certa impermeabilità. Le migliori tute sono antistrappo.
Le ghette sono utili perché proteggono le gambe da graffiature e colpi. Correre nel bosco significa anche attraversare cespugli di rovi o macchie di vegetazione fitta: una buona protezione rende possibile una corsa continua ed aggressiva, senza tentennamenti dovute a preoccupazioni riguardanti possibili conseguenze negative per le gambe.
Altre forme di orientamento
Altre forme di orientamento sono: la gara di staffetta, lo sci-orientamento, lo score orienteering, l’orientamento notturno, l’orientamento in città, i percorsi fissi.
La gara di staffetta
La prova di staffetta prevede la partenza contemporanea di tutti i primi frazionisti. Diventa una gara tattica per la possibilità che i concorrenti hanno di seguirsi. Vengono tuttavia adottati metodi di separazione dei concorrenti che riducono di molto il problema dei succhiaruote, cioè quelli che vanno “a rimorchio” degli altri sfruttandone l’andatura. Questi metodi prevedono percorsi diversi per i concorrenti di una stessa frazione, ma alla fine della gara ogni squadra avrà fatto complessivamente lo stesso percorso.
Nella staffetta è importante che ogni componente della squadra orienti in modo tranquillo e sicuro. Si tratta in fondo di una realizzazione collettiva e al frazionista non conviene aspirare a una bella prestazione individuale rischiando troppo, con il pericolo dell’insuccesso.
Lo sci-orientamento
Anche nello sci-orientamento, lo scopo è quello di completare nel minor tempo possibile il tracciato di gara. Sul terreno di gara vengono battute numerose piste che, nell’insieme, formano un grande labirinto nel quale il concorrente deve districarsi con perizia, tecnica orientistica e abilità sciistica.
Le piste battute sono segnalate sulla carta con una sovrastampa in verde costituita da linee continue, tratteggiate o punteggiate a indicarne le condizioni di percorribilità e di pericolosità: linea verde continua indica pista veloce battuta con mezzi meccanici, anche a più corsie; linea verde tratteggiata indica pista con caratteristiche analoghe a quella precedente, ma con preparazione meno accurata e può essere senza corsie per gli sci; linea verde punteggiata indica pista lenta, poco curata, tratto di discesa pericoloso.
Il fatto di avanzare lungo piste battute differenzia sostanzialmente lo sci-orientamento dalla corsa. In quest’ultima, l’abilità orientistica gioca un ruolo ben più importante, perché lettura complessiva della carta, orientamento e avanzamento sono maggiormente interdipendenti.
Per riuscire nello sci-orientamento occorre essere in possesso di una buona tecnica sciistica: forti fondisti possono fare molto bene in questa disciplina.
Va da sé che più fitta sarà la rete delle piste, più difficile sarà l’interpretazione della carta e dunque maggior influenza sul risultato finale avrà l’abilità orientistica.
Lo score orienteering
E’ una gara a punteggio. Sul terreno viene posato un determinato numero di lanterne, alle quali è stato attribuito, in anticipo, un valore in punti sulla base delle difficoltà che richiedono. Viene stabilito un tempo massimo di gara entro il quale trovare il maggior numero di lanterne. I concorrenti che arrivano al traguardo a tempo massimo scaduto subiscono penalizzazioni di punteggio.
La partenza dei concorrenti avviene simultaneamente e vince chi totalizza il punteggio più alto.
Una variante consiste nel non attribuire punteggio ai vari posti di controllo. Vince il concorrente che per primo frequenterà tutte le lanterne nell’ordine desiderato.
Si può disputare con partenza simultanea o a cronometro.
L’orientamento notturno
Accessorio importantissimo dell’orientamento notturno è la lampada frontale. Ai principianti è sufficiente come fonte di luce una buona lampada tascabile. L’orientamento notturno non si differenzia da quello diurno solo per questo accessorio. La tecnica diverge un po’, perché di giorno c’è la possibilità di prendere in considerazione i punti del terreno che sono molto lontani. Di notte il campo visivo è molto più limitato, comprendendo spesso solo il fascio di luce della lampada. L’orientista è in grado di confrontare la cartina con il terreno solo nelle parte più vicina. Di giorno si può orientare la cartina secondo il terreno anche senza la bussola e inoltre orientare per mezzo della sola cartina. Di notte invece non c’è da fidarsi ad andare nel bosco senza bussola: nel buio è infatti un mezzo indispensabile, necessario per orientare la cartina, per la lettura di essa e pure per direzionarsi. Nell’orientamento notturno la scelta del percorso assume un significato particolarmente importante. All’orientista conviene usare le chiare vie di percorrenza offerte dal terreno, prima di tutto strade e sentieri. Su un buon sentiero non c’è molta differenza tra giorno e notte nell’andatura dell’orientista, mentre tra i cespugli e su terreno difficile l’avanzamento rallenta notevolmente di notte.
Nella gara, anche lunga, la rotta di sentiero risulta essere più veloce e soprattutto più sicura di quella più corta e diretta ma percorribile con difficoltà. Nell’orientamento di notte, i punti si segnano con una lampada rossa o con una tavoletta catarifrangente accanto alla normale lanterna, affinché il punto di controllo si possa distinguere nell’oscurità.
L’orientamento in città
Le gare n città sono forme un po’ anomale di orientamento, organizzate in genere per motivi promozionali. Si utilizza una cartina muta della città, sulla quale però vengono riportate con estrema esattezza tutte le strade, i vicoli, i passaggi pedonali, i cortili, le case, gli spazi verdi etc. in perfetta scala. Solitamente queste gare si disputano nei centri storici delle città, quasi sempre chiusi al traffico veicolare.
Nell’orientamento cittadino le scelte di percorso dovranno essere operate cercando la via più breve fra le diverse che le strade cittadine consentono.
Una delle più belle gare di orientamento in città è quella che si disputa tutti gli anni a Venezia nei primi giorni di novembre.
I percorsi fissi
Il percorso fisso è realizzato sul terreno per un tempo abbastanza lungo, generalmente tutta l’estate. Tutte le società possono realizzare percorsi fissi (in Italia, per esempio, le società possono cercare la collaborazione di qualche azienda autonoma di soggiorno o altro ente interessato alla difesa di una determinata zona paesaggistica o alla valorizzazione di una zona verde per dare nuove motivazioni turistiche ai visitatori). In generale i percorsi fissi sono predisposti in vicinanza di un abitato, affinché siano utilizzati facilmente per l’addestramento e le gare minori.
Sul percorso fisso è possibile migliorare la tecnica orientistica con un lavoro individuale; si può partire e arrivare quando si vuole, non si è legati a orari e non è necessario un gestore. La cartina si può usare molte volte e sempre si può modificare il punto di partenza e di arrivo. In Finlandia si è soliti presentare “il percorso della settimana”, percorso fisso che ogni settimana viene cambiato.
Esercitazioni di orientamento
Presentiamo ora una serie di esercitazioni da effettuare all’esterno della scuola, per esempio nel giardino o lungo il perimetro dell’edificio, e tre esercizi da eseguire a coppie.
Esercizi nei dintorni della scuola
Esercizio 1. A ogni coppia, dotata di una piantina, viene indicato il punto esatto dove andare a piazzare le lanterne costruite con le etichette con la sigla identificativa; quando tutte le coppie sono tornate alla partenza l’insegnante insieme ai ragazzi fa il giro di controllo per verificare l’esatta sistemazione mentre gli altri riportano sulla propria pianta la posizione delle altre lanterne.
Esercizio 2. Una volta accertata la capacità di muoversi orientando la carta e riconoscendo i particolari, se si dispone di un giardino o di un bosco vicino si può introdurre l’esercizio chiamato “stella” (piantina 1). Sulla piantina è indicato con esattezza il punto in cui si trova con un piccolo triangolo e si sistemano quattro lanterne che vengono indicate sulla carta mediante cerchietti che verranno numerati. L’esercizio consiste nell’andare a punzonare alle quattro lanterne tornando ogni volta al punto di partenza.
Esercizio 3. La “farfalla” (piantina 2) differisce dalla stella perché si devono trovare due lanterne con cambio di direzione e tornare alla partenza alle altre due.
Esercizio 4. Avendo a disposizione uno spazio più ampio, l’esercizio successivo alla farfalla prevede l’esecuzione di un percorso più lungo dove vengono posizionate delle lanterne; sulla carta viene segnato il tragitto da fare e sul terreno vengono messi dei segni che evidenzino il percorso stesso (per esempio, nastro bianco e rosso). Scopo dell’esercizio è segnare sulla carta l’esatta posizione di tutte le lanterne trovate.
Esercizio 5. Segnalando con il nastro il percorso, come nell’esercizio precedente, si posizionano più lanterne di quelle che vengono segnate sulla carta, si esegue il percorso e si riporta sul testimone la punzonatura solo di quelle segnate sulla cartina.
Esercizio 6. Dopo l’introduzione dell’uso della bussola e l’apprendimento del calcolo della distanze e della misurazione personalizzata dei passi si possono eseguire gli esercizi della stella e farfalla cieca. Su carta lucida si designano il punto di partenza e le lanterne, disposte a stella e/o farfalla, e si consegna ai ragazzi la fotocopia del lucido dove risulti bene evidente la scala di riduzione. I ragazzi raggiungono i punti stabiliti mediante l’uso della bussola e contando i passi.
Esercizi a coppie
Esercizio 1. Si segnano sulla carta di ciascun ragazzo due punti nei quali si deve posizionare la lanterna o il cartellino; il primo ragazzo va a posizionare la lanterna n. 1 e poi va a togliere la lanterna n. 2 che aveva messo il compagno; entrambi i ragazzi verificano l’esatto posizionamento della lanterna del compagno.
Esercizio 2. Si segna il punto n. 1 su una carta e il punto n. 2 sull’altra carta, si parte insieme e il ragazzo con il punto n. 1 da raggiungere guida il compagno che leggendo la carta deve rendersi conto del percorso; una volta raggiunto il punto sarà l’altro che lo condurrà al punto n. 2.
Esercizio 3. Alla partenza uno dei due memorizza il percorso fino al punto di controllo dove troverà una lanterna; arrivati alla lanterna i ragazzi troveranno segnato sulla pianta il secondo punto di controllo: quello che ha seguito per primo condurrà nell’altro tratto di percorso e così via.
FINALE
1. In che cosa consiste la gara di orientamento?
2. Quali sono gli strumenti più importanti dell’orientista?
3. Sapresti preparare con una pianta della classe una cartina didattica?
4. Come vengono usati i colori della lettura della cartina?
5. Che cosa sono le curve di livello? Cosa indicano quando sono vicine tra loro?
6. Che cosa si intende per orientamento della cartina?
7. Quanti e quali sono i modi di leggere la cartina?
8. Quali sono i fattori che determinano la scelta del percorso?
9. Perché la carta deve essere sempre orientata?
10. Quale è il metodo più vantaggioso per prendere la direzione di marcia con la bussola?
11. Sapresti orientarti con l’uso dell’orologio e della luna?
12. Quali altre forme di orientamento ricordi?