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Thursday, July 29, 2010 ..:: ATTIVITA' » SEZIONE GRUPPI D'ACQUISTO BIO ::.. Register  Login
 Cos'e' un prodotto Bio Minimize

Prodotti Biologici

 

 

Dall’avvento della rivoluzione industriale, si è assistito al graduale passaggio da un’agricoltura di tipo “familiare” ad un’agricoltura industriale ed estensiva (grazie all’uso di macchine per la coltivazione, all’utilizzo sistematico di prodotti chimici sia per la concimazione che per la protezione delle colture da parassiti e insetti, allo studio sistematico di nuovi metodi di coltivazione che rendono i campi più produttivi, allo studio genetico che mira a rendere le colture più resistenti), questo ha indubbiamente risolto, almeno nel Primo Mondo, il problema cronico della fame che attanagliava le popolazioni europee e le lasciava in balia di carestie, epidemie, maltempo e quant’altro e ha apportato un sostanziale benessere in più o meno tutti i ceti sociale.

 

Negli anni, però, ci si sta rendendo conto che questo tipo di produzione non può essere eco-sostenibile (nel senso del rispetto dell’ambiente, delle sue necessità e del suo mantenimento, per poter garantire nel tempo l’inesauribilità delle sue risorse):

L’utilizzo di macchine per arare (?) i terreni sta riducendo lo spessore del terreno adatto alla coltivazione. Inoltre  l’abbattimento degli alberi e siepi  nei terreni per poter utilizzare queste macchine toglie la giusta umidità ai terreni; (Il ruolo delle siepi

Le siepi svolgono un ruolo importante nell’equilibrio biologico del territorio:

- garantiscono la vita a numerose specie animali;

- garantiscono la vita a molte specie di alberi, arbusti, erbe;

- sono oasi che permettono l’alimentazione, la riproduzione e il rifugio a diversi insetti e     acari utilissimi per la difesa biologica delle piante coltivate;

- costituiscono continuità e collegamento tra i boschi;

- proteggono dal vento le coltivazioni;

- determinano una variazione microclimatica a vantaggio delle coltivazioni presenti;

- nei terreni in pendenza riducono il fenomeno del ruscellaggio.

I pesticidi)

La coltivazione intensiva e la mono- coltura rendono nel tempo sterili i terreni;

L’uso sistematico di concimi, antiparassitari e insetticidi (che  per essere efficaci devono essere sempre più aggressivi) cambia l’acidità dei terreni rendendoli sempre meno produttivi;

 

Oltre ai danni che questo tipo di agricoltura arreca all’ambiente non dobbiamo aggiungere quelli recati alla nostra salute:

I residui chimici che rimangono sul prodotto che non si riesce ad eliminare con il lavaggio ci intossica (ci sono degli elementi chimici  dannosi che il nostro organismo non riesce ad eliminare e anzi nel tempo si accumulano esponenzialmente)

Le sostanze chimiche utilizzate, attraverso l’irrigazione e le piogge finiscono nei terreni e da li nelle falde acquifere andando ad inquinare le risorse di acqua potabile

Il consumo di alimenti “ibridi” non è ancora stata provata dannosa, ma non c’è garanzia neanche della loro innocuità, negli anni non si sa che tipo di effetti possa avere sulla salute (ci ricordiamo la mucca pazza? I danni dovuti ai mangimi con polveri animali si sono scoperti dopo più di 10 anni….. Che cosa può fare al mio organismo mangiare mais al quale abbiano immesso il gene del veleno della scorpione?)

 

Nel 1996 il mensile di marketing Largo Consumo ha pubblicato un'inchiesta da cui scaturiva che 70 consumatori italiani su 100 conoscevano il prodotto biologico e 40 lo acquistavano, con diversa frequenza: ad acquistarlo almeno una volta a settimana erano 4 italiani su 100. Dal 1996 il volume dei consumatori è sensibilmente aumentato, tant'è che si stima che ad acquistare prodotti biologici più volte a settimana siano ormai non meno di 6 italiani su 100. Ecco l'identikit del consumatore biologico medio: età tra i 30 ed i 45 anni, vive nell'Italia settentrionale, in città di media o grande dimensione, con cultura e reddito medi o medio alti.
Il biologico nei negozi specializzati. I negozi specializzati in alimenti biologici sono circa 850, di cui circa 2 terzi nell'Italia del nord. Nella maggior parte si tratta di negozi di dimensioni ridotte (superficie inferiore a 100 mq) e a gestione autonoma, ma non mancano negozi più grandi (tra i 200 e i 500 mq). Il fenomeno del franchising interessa circa 50 negozi, affiliati a una mezza dozzina di minicatene regionali o nazionali.
Il biologico nei supermercati. Il primo sviluppo di una marca commerciale di ortofrutta di produzione biologica in Europa è dei 1994 (Monoprix con il marchio Monoprix Bio), seguita da Intermarchè, Cora e Carrefour (1997). Corner biologici sono presenti in Irma (dal 198 1 ), Tengelmann (dal 1989), Delhaize (dal 1990), Sainsbury's (dal 1985) Testo (dal 1994), Safeway e Waitrose, in Coop Svizzera e Migros, ma anche in Coop Giappone (in particolare in Coop Kobe). In Irma (Danimarca) gli ortaggi di produzione biologica rappresentano il 15% delle vendite del reparto, con picchi del 35% per le carote (in alcuni punti vendita le carote convenzionali non sono neppure esposte), in Svezia Grana Konsum ha sostituito il pane convenzionale più venduto con uno con il 100% di ingredienti di origine biologica. La catena con la linea biologica più articolata (circa 450 referenze biologiche dall'ortofrutta agli omogeneizzati) è la britannica Sainsbury's, che registra un fatturato di circa 6 miliardi di lire alla settimana.
"Abbiamo inserito le prime referenze biologiche 14 anni fa" - dice Robert Duxbury, responsabile della linea per la catena - "Dal 1996 l'incremento del reparto è stato di trenta volte: nessun altro settore in Sainsbury's si avvicina a questi livelli". Nei supermercati italiani, secondo un'indagine presentata alla fiera specializzata Sana (Bologna, settembre 98) i prodotti biologici (latticini, generi vari confezionati) sono presenti nel 95% dei punti vendita. L'ortofrutta biologica è invece presente in circa il 19% dei supermercati, soprattutto in nord Italia e in Toscana.
In sostanza, vendono ortofrutta biologica circa 500 supermercati. La prima catena a inserire ortofrutta biologica è stata Coop. Secondo dichiarazioni della catena, il peso del fatturato dell'ortofrutta biologica varia dal 1 al 6%. Nei supermercati, il peso medio del biologico è del 3%, con punte maggiori sui latticini. Nei mesi scorsi è stata la volta di Esselunga, che ha lanciato una linea composta di una settantina di prodotti, destinata ad ampliarsi con il gra dimento dei consumatori.
Al ristorante biologico. Numerosi ristoranti offrono qualche vino o altri prodotti biologici (il mensile Tuttoturismo li segnala con una bottiglia o una mela verdi). Esistono poi un centinaio di ristoranti esclusivamente 0 prevalentemente biologici, soprattutto al nord, al centro e nelle grandi città. Un fenomeno molto interessante, e in continuo aumento, è quello delle mense scolastiche biologiche. Nate come esperimento negli anni 80 a Cesena, interessano ormai circa 100.000 bambini dalle scuole materne alle scuole medie, in grandi città (Roma, Bologna, Torino, Padova) e piccoli centri.

La produzione e i prezzi
Più di un terzo della produzione biologica italiana viene esportato, principalmente in Europa, ma anche più lontano (Usa, Giappone...). I prodotti più apprezzati all'estero sono principalmente:

frutta e ortaggi (di alta qualità, grazie alle specifiche condizioni climatiche e alla professionalità dei produttori produzione);
l'olio extra vergine d'oliva; il vino (con eccellenti prodotti premiati alle più importanti rassegne vinicole internazionali);
i formaggi (dal Parmigiano Reggiano alle più rare specialità tradizionali);
la gastronomia (salse, condimenti della tradizione popolare e innovativi);
la pasta (integrale, bianca, semplice o aromatizzata):
gelati e surgelati;
frutta secca;
prodotti da industria, cereali, legumi.
Il settore della produzione si è modernizzato, costituendo consorzi e società per la commercializzazione, che concor dano con le singole aziende la programmazione delle produzioni. L'agricoltura biologica italiana ha effettuato investimenti consistenti per un progetto strategico che ha l'obiettivo di indirizzare con sicurezza, strumenti efficienti e adeguati lo sviluppo per i prossimi anni. Un'affermazione frequente è quella che il prodotto biologico costa di più.
"Sì, certo" ammette senza difficoltà Franco Zecchinato "ma basta tornare con la mente a quanto il consumatore ha scoperto in occasione del pollo alla diossina. Negli allevamenti industriali, con gli additivi energetici a base di grasso animale - quando va bene - il pollo schizza da 45 grammi a due chili e mezzo in 40 giorni. A noi per avere risultati analoghi servono ottanta giorni. Per fare un uovo si può scegliere di stipare venti galline in un metro quadrato o di dar loro spazio libero per pascolare. Ma credo che, mentre il nostro è sicuramente un pollo, cresciuto naturalmente, sia difficile definire ancora "pollo" quello convenzionale, e credo anche che l'uovo di galline sigillate in batteria non abbia nulla a che fare con quello di galline che razzolano in libertà. Il consumatore ha di fronte due alternative: acquistare alimenti che sono la pallida copia di quello che dovrebbero essere, checostano relativamente poco (e lasciano in tasca più denaro per acquistare altre pallide copie), o acquistane alimenti di produzione biologica, pagando il prezzo giusto per coprire i costi di una produzione eticamente ed ecologicamente sostenibile. Insomma, dobbiamo capire cosa c'è dentro e dietro ogni prodotto".
E questo vale per tutti i prodotti.

 

Quando si può parlare di agricoltura biologica?

 

Agricoltura biologica: non ricorre a prodotti chimici di sintesi, ma usa concimi organici e minerali  naturali. Contro i parassiti sceglie prodotti di origine naturale (rame, zolfo, estratti di piante, ecc.) e a un basso impatto ambientale (la difesa biologica, la confusione sessuale, le trappole…). Per la difesa da piante infestanti e parassiti ricorre alla scelta accurata delle piante e alla rotazione delle

coltivazioni. Regolata dal Reg. CEE 2092/91.

 

Un terreno per poter produrre alimenti biologici deve:

Non essere stato concimato chimicamente da almeno 5 anni

Distare almeno 1 Km  da altri terreni coltivati industrialmente

Utilizzare solo attrezzature e prodotto accettati dal Reg. CEE2029/91.

 

Come riconoscere un prodotto proveniente da agricoltura biologica?

 

L’etichetta è una delle fonti di informazione più utile per chi vuole conoscere gli alimenti che porta in tavola. La normativa che regola l’etichettatura e la pubblicità dei prodotti biologici (art.5 Reg. CEE 2092/91 e successive modifiche) prevede che si possa far riferimento al biologico soltanto se:

è viene evidenziato con chiarezza che si tratta di un metodo di produzione agricolo (non si può scrivere “limoni biologici”, ma “limoni da Agricoltura Biologica”);

è il prodotto è stato effettivamente ottenuto nel pieno rispetto delle norme tecniche di produzione biologica;

è in etichetta compaiono la denominazione e la sigla dell’organismo di controllo autorizzato, il codice dell’operatore e quello di autorizzazione alla stampa delle etichette.

 

Una ulteriore garanzia della salubrità e biologicità di un alimento sta nella verifica della sua stagionalità.

 

Bisogna rilevare che purtroppo le società che accertano la biologicità dei prodotti sono private e non sempre è verificabile la loro “chiarezza”;

 

 

 

L’agricoltura biologica   non è attualmente economicamente conveniente ( i prodotti biologici costano di più perché la loro produzione non è parimente estensiva, sono  più  velocemente deperibili, meno resistenti a condizione avverse) per i consumatori, ma una scelta biologica (ove possibile) reca grandi vantaggi alla salute nostra e del nostro ambiente.

 

 

 


  

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