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Thursday, July 29, 2010 ..:: ATTIVITA' » SEZIONE ECONOMICA ::.. Register  Login
 LA PREVENZIONE COME PRIMA COSA Minimize

Meglio prevenire che pagare

Strada chiusa

Il cambiamento climatico è una realtà inconfutabile e, invero, attualmente piuttosto costosa. Ma per quanto considerevoli siano gli investimenti necessari perché l’UE possa far fronte a questa sfida, il prezzo dell’immobilismo finirebbe per essere decisamente più elevato. La Commissione europea ha valutato i costi e i benefici delle alternative per il futuro.

Nei decenni a venire, le emissioni globali di gas a effetto serra, causa del riscaldamento globale, continueranno ad aumentare. Entro il 2100, in Europa si registrerà un aumento delle temperature tra i 2° e i 6,3°C (rispetto al 1990). Entro il 2071, inoltre, un’estate su due sarà calda quanto la più calda mai registrata finora: quella del 2003.

In aumento anche le calamità meteorologiche, che negli ultimi vent’anni hanno più che raddoppiato le perdite del settore assicurativo e che provocheranno danni economici ancora maggiori se non si interviene prontamente. Non tutte le regioni saranno colpite allo stesso modo: nei paesi del Mediterraneo, ad esempio, si prevede che le precipitazioni pluviali diminuiranno del 20-40% nei mesi estivi entro il 2080, comportando danni all'agricoltura e l’aumento del rischio di incendi boschivi.

Il Comitato intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) stima che un aumento della temperatura di 2,5°C potrebbe comportare in futuro una spesa pari all’1,5-2% del PIL mondiale. Inoltre, l’Istituto tedesco per la ricerca economica (DIW) ritiene che il mero aumento di 1°C della temperatura globale si tradurrebbe in un danno economico pari a oltre 1.500 miliardi di euro l’anno entro il 2050. Al momento non esiste però una stima completa ed esaustiva dei costi dovuti al cambiamento climatico, soprattutto a causa delle difficoltà nell’assegnazione di un valore finanziario alle misure necessarie per controbatterne gli effetti.

Nell’ultimo decennio, un numero crescente di soggetti pubblici e privati è andato a ingrossare le file della lotta al cambiamento climatico. Aziende come la Dupont, che dal 1990 ha decurtato del 67% le proprie emissioni di gas a effetto serra, hanno dimostrato che la sensibilità nei confronti dell’ambiente può prodursi in un vantaggio economico: l’impresa ha infatti risparmiato ben 1,5 miliardi di euro grazie a una maggiore efficienza energetica e altri 7-11 milioni di euro l’anno in seguito all’impiego di fonti rinnovabili di energia.

 

Verso il futuro

In una comunicazione adottata nel febbraio del 2005 in vista del Consiglio europeo di primavera, la Commissione esamina una serie di strategie per il futuro, in particolare a partire dal 2012, dal termine, cioè, del primo periodo di adempimento del Protocollo di Kyoto. Un obiettivo di fondo sarà quello di limitare l’aumento della temperatura globale a 2°C: oltrepassando questo tetto massimo, fissato dal Consiglio dei ministri nel 1996, gli effetti del clima sugli ecosistemi, sulla produzione alimentare e sull’approvvigionamento idrico aumenterebbero in modo veramente sensibile.  

Le più recenti scoperte in campo scientifico indicano però che l'obiettivo dei 2°C richiederebbe anche un intervallo limite di 450-650 ppm (parti per milione) per le concentrazioni di CO2 equivalenti nell'atmosfera (in continua crescita), ma è comunque altamente improbabile che tale obiettivo venga conseguito in presenza di concentrazioni vicine al valore più elevato dell’intervallo. 

Rispetto ai livelli del 1990, un limite di 550 ppm richiederebbe una riduzione delle emissioni globali compresa tra il 15 e il 50% entro il 2050. Se in un simile contesto l’UE decidesse di ridurre le proprie emissioni del 30% entro il 2025 (sempre rispetto al 1990), il costo dell’operazione ammonterebbe allo 0,5-1,3% del PIL. Se però l’UE o i paesi industrializzati agiranno individualmente, l’impegno profuso avrà un effetto insufficiente a centrare l'obiettivo dei 2°C. Di contro, i “meccanismi flessibili” di Kyoto, inclusi lo scambio internazionale di quote di emissioni e gli strumenti volti a favorire la cooperazione, contribuiranno a ridurre i costi sostenuti dall'UE.

Un’economia ecocompatibile non potrà che essere diversa da quella attuale, e il settore energetico sarà dunque chiamato a operare adeguamenti di immane portata. Nessuna tecnologia, se presa individualmente, potrà comunque fornire tutte le risposte, e questa situazione lancia una sfida senza precedenti all’innovazione dei prossimi cinquant’anni. È inoltre vero che gli investimenti ecocompatibili acquisteranno maggiore attrattiva quando i prezzi dei beni e dei servizi ad alto tasso di emissioni di carbonio comprenderanno anche i costi ambientali. Infatti, i fondi stanziati nel 2001 nell’Europa dei 15 per le sovvenzioni energetiche (per i combustibili fossili, il petrolio e il gas naturale) ammontavano a circa 21 miliardi di euro, mentre i settori dei trasporti aerei e marittimi contribuiscono ancora troppo poco in termini fiscali rispetto al loro impatto ambientale. Molte tecnologie sono già in uno stadio avanzato di sperimentazione e potrebbero trovare ampia diffusione in poco tempo, ma gli Stati membri saranno chiamati a incrementare ulteriormente gli stanziamenti per la ricerca, crollati negli ultimi anni, in particolare nei settori dell’energia e dei trasporti.

Tecnologie utili a ridurre le emissioni di anidride carbonica per raggiungere l’obiettivo prefissato di 550 ppm CO2 equivalenti

Tecnologie utili a ridurre le emissioni di anidride carbonica per raggiungere l’obiettivo prefissato di 550 ppm CO2 equivalenti - Fonte: CNRS/LEPII-EPE, RIVM/MNP, ICCS-NTUA, CES-KUL (2003). Metodologie di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra nel processo UNFCCC entro il 2025

Fonte: CNRS/LEPII-EPE, RIVM/MNP, ICCS-NTUA, CES-KUL (2003). Metodologie di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra nel processo UNFCCC entro il 2025


 

Un vantaggio competitivo

Secondo la Commissione, i protagonisti del mercato che faranno da apripista nello sviluppo di tecnologie ecocompatibili verranno ricompensati con un notevole vantaggio competitivo, e in questo senso l'UE ha l'opportunità concreta di essere un faro a livello mondiale. L’innovazione promuove inoltre la creazione di posti di lavoro: l'industria eolica europea, ad esempio, oggi impiega oltre 72.000 persone rispetto alle 25.000 del 1998.

Altro vantaggio collaterale è quello della riduzione della spesa sanitaria, legata a doppio filo alla diminuzione dell’inquinamento atmosferico. Secondo un recente studio, il 50% degli sforzi economici sostenuti al fine di conseguire gli obiettivi di Kyoto potrebbe essere recuperato grazie al risparmio sui costi necessari per svolgere i controlli sull’inquinamento atmosferico.

La comunicazione propone una serie di raccomandazioni destinate alla politica dell’UE sul cambiamento climatico dopo il 2012 che hanno come obiettivo:

  • la creazione di un consenso nei confronti di un futuro sistema internazionale di lotta al cambiamento climatico che preveda un’ampia partecipazione;
  • l'eliminazione degli ostacoli all’applicazione di nuove tecnologie;
  • l’analisi delle modalità utili a ridurre la vulnerabilità agli effetti del cambiamento climatico e a promuovere l'adattamento;
  • la risoluzione del problema delle emissioni derivanti dal trasporto aereo e marittimo;
  • lo sviluppo di nuove misure volte a sfruttare sistemi economicamente vantaggiosi di riduzione delle emissioni;
  • il varo di una campagna di sensibilizzazione nei paesi dell'UE.


La sfida delle città costiere: la Greater London

Il fiume che attraversa il centro di Londra, il Tamigi, è soggetto alle maree. Il terreno della zona inondabile, un'area a rischio in caso d’innalzamento del livello dei mari, è valutato oltre 14 miliardi di euro. Un’esondazione di vasta portata potrebbe colpire fino a 1,2 milioni di persone e causare danni stimati attorno ai 42 miliardi di euro, senza contare i costi in termini di sofferenza e perdita di vite umane.

Nel 1982 venne costruita la cosiddetta “Barriera del Tamigi”, che può essere sollevata per proteggere la città da forti ondate di marea, ma entro il 2030 il rischio di una rottura degli argini in grado di travolgere le barriere esistenti potrebbe addirittura raddoppiare. Si stima che il potenziamento delle difese contro le esondazioni, in modo da mantenere inalterato l’attuale livello di sicurezza, comporterà una spesa superiore a 5,6 miliardi di euro.

  

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